Il Teatro

IL DIAVOLETTO

(COMMEDIA BRILLANTE IN UN ATTO E CINQUE SCENE)

di
FRANCO CANDIDO

Tratto dal romanzo:

L’Ammazzadiavoli di Otranto

 

 

 

 

IL DIAVOLETTO
PERSONAGGI:

1. MASTRO GIOVANNI (Il ciabattino di Otranto)
2. DON ANTONIO (Fattore della masseria l’Acchiatura)
3. MACELLAIO (Macellaio del paese)
4. DONNA ASSUNTA (Moglie di Don Antonio)
EPOCA: A.D. 1586

PROLOGO

M. GIOVANNI

(Uscendo fuori dal sipario, introduce la storia parlando direttamente al pubblico)

Quando me ne andai in cerca di fortuna, attraversai paesi e masserie, campi arati e terreni incolti, boschi e foreste che chiunque avrebbe avuto paura ad attraversare. Mi sanguinavano i piedi per quanto velocemente camminavo e, quando mi stancavo, stendevo il sacco sotto un albero e mi mettevo a dormire, spossato dalla stanchezza. Ero diventato magrissimo, perché non mangiavo mai e andavo in giro tanto sporco e lacero che anche i cani mi evitavano, non solo le persone.
E… ma adesso, sapete cosa conviene fare? Vi faccio vedere veramente cos’è successo. Perciò, spalancate gli occhi e aprite le orecchie… (Rientra dietro il sipario)

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Mastro Giovanni, Assunta, Macellaio

[A.D. 1586, Masseria “L’acchiatura”, nei d’intorni di Martano in terra d’Otranto. Mastro Giovanni, un ciabattino ridotto in miseria, bussa alla porta della masseria per chiedere da mangiare e da dormire. Ha con sé soltanto un sacco con dentro i suoi strumenti da lavoro, vecchi e consunti come gli stracci che indossa. La Masseria é arredata modestamente. A sinistra, si nota un grande camino con un paiolo appeso a una catena, con accanto una tinozza per lavare le stoviglie; a destra, accanto alla porta, vi è una grande “capasa”. Sulla parete centrale, in alto, vi è una finestrella. Sul muro, sono disposti su di un asse, o appesi a un chiodo, diversi vecchi attrezzi, tipici della cultura salentina, relativi al mondo contadino (ferro da stiro a carbonella, panari, ceste di vimini, pentolame vario, trecce di pomodori invernali ecc.). Al centro una grossa cassapanca, con apertura a ventaglio, che viene usata anche come tavolo per mangiare. Fa bella figura di sé un quadro dei Santi Martiri di Otranto, con una lampada votiva ad olio, accesa.].

(Si apre il sipario)

M. GIOVANNI

(Bussando alla porta) Buongiorno! Permesso?

DONNA ASSUNTA

(Aprendo la porta) Buongiorno! Cosa vuoi? Mio marito non c’è! Qualunque cosa tu voglia, non è il momento di dirla! Torna quando lui è in casa, poiché ho l’ordine di non aprire a nessuno!
(Donna Assunta richiude la porta, sbattendola in faccia a M. Giovanni in modo oltremodo sgarbato)

M. GIOVANNI

(Ritraendosi per non ricevere la porta in faccia) Accidenti, che carattere!
(Bussando nuovamente) Ehi, signora! Io voglio soltanto un pezzo di pane e non un pranzo!
Aprimi!

DONNA ASSUNTA

(Serrando la porta con due sonore madate di chiavistello) Vai con Dio! Vai!

(VCF) M. GIOVANNI

(Rammaricato e ad alta voce) Ma guarda che gente! Vediamo se trovo un uovo, almeno!

(Subito delle galline protestano per l’intrusione di M. Giovanni nel loro granaio)

(VCF) GALLINE
Coo-cco-déé! Coo-cco-déé!

(VCF) M. GIOVANNI

Eh! Coo-cco-déé? Sciò! Sciò! Vediamo cosa nascondete? Toh! Che fortuna! Eccole! Due uova fresche fresche! Mi dispiace per te, cara gallina, ma queste uova sono per me!
(Risucchiando l’interno delle uova direttamente dal guscio) Ah! Come sono buone! Dopo tre giorni di fame! Dico… Non mi spiego? (Stiracchiandosi e sbadigliando) Beh! Adesso, ci vuole un pisolino. Questa paglia andrà proprio bene per farmi un giaciglio. Tanto, a chi devo dar conto?

(VCF)

(Nella sala, risuona il ronfare potente di Mastro Giovanni, ma all’improvviso si sente bussare alla porta della masseria e Mastro Giovanni si affaccia dalla finestrella in alto, incuriosito)

DONNA ASSUNTA

(Aprendo la porta) Avanti! Avanti! Ormai pensavo non venissi più! Che mi hai portato di bello?

MACELLAIO

(Entrando) Due costate di porco da arrostire e un pezzo di sanguinaccio che ho fatto stamattina presto, quando ho ammazzato il maiale. Tuo marito è via? Altrimenti me ne vado!

DONNA ASSUNTA

(Prendendo il paniere con le masserizie) No! Non c’è, puoi stare tranquillo! È andato in fiera per comprarsi un’asina, perché quella che avevamo é morta la settimana scorsa. Vieni! Entra!

(Il macellaio entra in cucina, si guarda attorno e si siede a tavola)

(VCF) M. GIOVANNI

Hai capito la padrona! A me non poteva aprire, ma alla carne di porco sì!

DONNA ASSUNTA

(Rivolgendosi all’ospite e ostendando un eccesso di buone maniere) Che ne dici? Non sarebbe il caso di mettere altra legna sul fuoco per arrostire il porco? A me piace un bel fuoco vivo. Se il fuoco deve essere acceso, mi piace che sia un fuoco come si deve. (Lanciando uno sguardo ammiccante e modulando la voce) Anche se… Quanto ad accendere il fuoco… Non so te, ma io sono già accesa per conto mio.

MACELLAIO

(Avvicinandosi a lei e stringendola tra le braccia) E io, allora? Altro che acceso! Io divampo! Io brucio proprio! E come se brucio! Mi basta guardarti!

DONNA ASSUNTA

(Divincolandosi dalla sua stretta troppo focosa) Eh, addirittura! Mi vuoi prendere in giro? Non sono mica una ragazzina di primo pelo! Pensi d’incantarmi con quattro chiacchiere?

MACELLAIO

(Inginocchiandosi davanti a lei con una mano sul cuore) Io sono sincero cara mia! Che possa inacidire il sanguinaccio se non dico la verità!
DONNA ASSUNTA

(Ridendo sguaiatamente) Ah! Ah! Ah! Alzati! Quanto sei buffo! E anche stupido! (Esibendo il sanguinaccio davanti ai suoi occhi) Ormai l’hai portato! Perché rischiare di farlo inacidire? Non facciamo meglio a mangiarlo?
MACELLAIO

(Alzandosi e abbracciandola nuovamente da dietro le spalle) Ma io voglio mangiare te, non il sanguinaccio!

DONNA ASSUNTA

(Divincolandosi di nuovo maliziosamente dalla sua stretta) Ma dai! Vai ad attizzare il fuoco piuttosto che io penso alla tavola. (Girando dall’altra parte del tavolo) Che dici? Servo il sanguinaccio?

MACELLAIO

Ma sì! (Ammiccando con un largo sorriso) Servilo pure, che la carne è tenera e non ci mette niente a cuocersi.

(Sempre guardando dalla finestrella, M. Giovanni osserva cosa avviene nella cucina. Nota che Donna Assunta prepara la tavola, sistema i piatti, le stoviglie, sempre voltandosi verso l’ospite e facendolo spesso oggetto di sguardi languidi e risatine maliziose e immotivate.Vede sistemare un bel bottiglione di vino in bell’evidenza sul tavolo; osserva il macellaio che ravviva il fuoco sotto al calderone e che si prende cura della carne, vicino al camino. Poi, vede che Donna Assunta divide il sanguinaccio e lo serve nei piatti, che sistema una bella forma di formaggio, una bella puccia di pane fresco e una torta ancora fumante. Appena i due si accomodano tavola, all’improvviso, si sente il raglio di un’asina e una voce potente che chiama Donna Assunta).

(VCF) DON ANTONIO

Hiiiii! Fermati! Asina, fermati! Hiiiii! Vuoi fermarti o no? Assunta! Assunta! Oh! Sono io! Sono tornato! Vieni a vedere l’asina nuova! Assunta! Vieni! Sbrigati! Hiiiii, fermati, asina!

DONNA ASSUNTA

(Lasciando cadere la forchetta per la paura e portando una mano alla bocca) È arrivato! È arrivato mio marito! Povera me!
(VCF) DON ANTONIO

(Urlando di più) Assunta! Hai sentito? (Alzando ancor più la voce) Assunta! Vuoi venire a vedere quest’asina? Sì o no?
DONNA ASSUNTA

(Alzandosi per prima) Sbrigati! Mettiamo via tutto! Se dovesse trovarti qua, ucciderebbe prima te e, poi, me!
MACELLAIO

(Alzandosi a sua volta, terrorizzato) Povero me! Dove nascondermi? (Girando in tondo su se stesso e poi, freneticamente, intorno al tavolo) A Don Antonio basterebbe uno schiaffone per accopparmi Povero me! Dove nascondermi?
DONNA ASSUNTA

(Togliendo tutto dalla tavola velocemente) Sbrigati! Dammi una mano! Metti il porco nel forno. Toh, prendi il sanguinaccio e mettilo nel paiolo, sotto al caminetto! E il vino dove lo metto? Ah, sì! Dentro la capasa delle friselle, ecco! E sopra e meglio metterci questa tovaglia. Così! E la crostata?

MACELLAIO

(Togliendola dal tavolo) Nella credenza!

 

DONNA ASSUNTA

Sì! E poi, cos’altro? Ah, i piatti nella tinozza! (Posando velocemente i piatti) Ah! Le forchette! E i coltelli Toh! Oh! Ma che fai? Ti sei incantato? Perché continui a girare in tondo?

(VCF) DON ANTONIO

Ehi! Assunta! Ma stai dormendo? Dove accidenti sei? Beh! Devo proprio vedere cosa sta facendo!

(Risuonano dei passi di qualcuno che sale delle scale, ma all’improvviso risuona il ragliare dell’asina)

Hi-hooo! Hi-hooo! Hi-hooo! Hi-hooo!

(VCF) DON ANTONIO

Zitta Rosetta! Proprio adesso devi ragliare!

M. GIOVANNI

Ehi! Voi due! Nascondetevi! Sta salendo quassù! Sbrigatevi!

MACELLAIO

(Guardando sorpreso verso la finestrella) Sta arrivando! Sta arrivando! Adesso, ci ammazzerà!

(Aprendo la cassapanca) Zitto scemo! Entra qua dentro! E non fare rumore, per carità!

MACELLAIO

Ma che dici, almeno? Là dentro? Ma mi mancherà l’aria!

DONNA ASSUNTA

(Prendendolo per il bavero e spingendolo dentro a forza) Entra e zitto!

MACELLAIO

(Riaprendo il coperchio, sussurra) L’aria! Il coperchio me la taglierà proprio!

DONNA ASSUNTA

(Richiudendo il coperchio) Ma allora sei proprio scemo! Entra e zitto! Vuoi che mio marito ti tagli qualcos’altro? (Richiudendo, prende i ferri per rammendare i calzini)

DON ANTONIO

(Affacciandosi dalla finestrella, vede la moglie, seduta al tavolo, intenta a i ferri per rammendare)

Assunta! Ma non senti quando ti chiamo?

DONNA ASSUNTA

Ehi! Caro marito mio! Sei tornato? Sei già qui? Non ti ho sentito affatto! Sei tornato prima? Oh! Meno male!

DON ANTONIO

Sì! Appena ho visto Rosetta me ne sono innamorato. Vieni a vederla nella stalla! Non c’era un’asina più bella in tutta la fiera. Sbrigati! Vieni!
DON ANTONIO

(Voltandosi per scendere si avvede di Mastro Giovanni)

Ehi! E tu chi sei? Che ci fai qua?

M. GIOVANNI

(Affacciandosi dalla finestrella insieme all’uomo) Buongiorno! Sto cercando lavoro e siccome al paese mi hanno detto che voi siete il fattore più ricco e più giusto, da qui a cento miglia e oltre, sono passato a vedere se avete bisogno di una mano per il grano, per la zappa o per gli animali, poiché io sono in grado di fare qualsiasi lavoro che si possa fare in campagna e mi accontento di una piccolissima paga.

DON ANTONIO

E come mai ti sei nascosto qua sopra? Non avevi voce per chiedere a mia moglie?

M. GIOVANNI

Non è che mi sono nascosto. Il fatto è che ero così stanco che mi sono appoggiato quassù per rinfrescarmi un poco e mi sono addormentato. E poi, tua moglie, quella santa donna, quando ho bussato alla porta, mi ha detto che non poteva farmi entrare perché aveva ricevuto l’ordine da suo marito di non aprire a nessuno e che, per qualsiasi cosa, dovevo ritornare al suo rientro. Mi resi conto che non era il caso di chiederle neanche pane, anche se non mangiavo da tre giorni, e mi sono appoggiato qui per riposarmi. Adesso, pensala come ti pare, ma mi devi scusare. E comunque, adesso scendo da quassù e vado via.

DON ANTONIO

No! No! Come sarebbe che te ne vai? Si capisce che sei una brava persona e pure un lavoratore. Io non ho mai mandato via nessuno affamato da casa mia. E poi, visto che senza conoscermi hai rispettato sia mia moglie sia il mio casato, tu sei il benvenuto e se vuoi lavorare per me, ti darò dieci soldi al giorno, mangiare, dormire e mezzo litro di vino al mattino e alla sera, sempre se ti piace.

M. GIOVANNI

(Stringendo la mano tesa dii Don Antonio per suggellare il patto) Come sarebbe, se mi piace? Il Negroamaro è per l’uomo come l’acqua per le piante. Grazie! Grazie! Da oggi in avanti, comanda pure e sarai servito.

DON ANTONIO

Beh! Allora, andiamo a casa a mangiare qualcosa, perché se tu non mangi da tre giorni, io sono digiuno da ieri sera.

(Si chiude il sipario)

 

SCENA SECONDA

Mastro Giovanni, Assunta, Don Antonio

(Si apre il sipario. Mastro Giovanni e Don Antonio entrano in cucina. M. Giovanni si accomoda sulla destra del tavolo disponendo accanto ai suoi piedi il sacco con dentro i suoi arnesi da lavoro, il fattore si siede al centro del tavolo di fronte al pubblico)

DON ANTONIO

Cosa c’è da mangiare? Assunta, prepara la tavola, che io e questo amico stiamo morendo di fame. Da oggi in poi, Giovannino lavorerà con noi. Perciò, trattalo bene e preparagli la stanza attigua alla stalla, che lì c’è pure il caminetto e si può riscaldare.

DONNA ASSUNTA

(Premurosamente) Va bene! Tutto come vuoi tu, marito mio!

DON ANTONIO

Beh! Adesso, dai, portaci qualcosa! Non vedo più per la fame!

DONNA ASSUNTA

(Rivolgendo sguardi preoccupati a Mastro Giovanni, Donna Assunta mesce una “pignata” di fave e un piatto freddo di cicoria selvatica. Porta in tavola anche delle frise d’orzo, mezze ammuffite)

Toh! Questo è tutto quello che c’è! Due fave e un po’ di cicoria selvatica! E frise d’orzo, se ne volete!

DON ANTONIO

Ehi, Assunta! Questo è tutto? Non c’è neanche vino?

DONNA ASSUNTA

Che vuoi da me? Potevo sapere che saresti tornato prima? Se me l’avessi detto, avrei preparato qualcosa di meglio!

M. GIOVANNI

(Alzandosi e rivolgendosi al pubblico come per non farsi sentire) Guarda un po’ quanto è falsa questa qui! Ma adesso, l’aggiusto io!

M. GIOVANNI

(Tornando al suo posto, sposta il sacco con un calcione provocando un sordo rumore di ferraglia) Fermo tu! Stai fermo!

DON ANTONIO

(Stupito) Ma con chi ce l’hai? Chi c’è là dentro?

M. GIOVANNI

(Scuotendo il capo) Non te lo posso dire! È un segreto!
DON ANTONIO

Eh, no! Non devi fare così! Io ti do da mangiare, da dormire e un lavoro e tu, invece, cosa fai? Tieni i tuoi segreti per te! No! A casa mia non c’è posto per certe cose. Mi devi dire subito di cosa si tratta!

M. GIOVANNI

Non è che non voglio svelare chi c’è, ma il fatto è che si tratta di uno tanto pericoloso che, se non lo sai tenere a freno, è capace di fregarti tutto quello che hai, compresa tua moglie, di legare a treccia le code dei cavalli e della tua nuova asina e anche di buttarti nel pozzo.

DON ANTONIO

(Ridendo di gusto) Ah, ah, ah! Ma mi hai visto bene quanto sono grosso? Non ci entro neanche nel pozzo! Ma poi, chi può essere mai capace di farmi fesso così facilmente? E chi c’è là dentro, il demonio?

M. GIOVANNI

Sei sicuro di non spaventarti? Sei certo di saper mantenere il segreto?

DON ANTONIO

Sì! Non ti preoccupare! Me lo puoi dire!

M. GIOVANNI

Hai quasi indovinato! Qua dentro c’è un folletto, che non è proprio un diavolo, poiché è uno spirito di seconda classe. Diciamo così, un diavoletto! Ma è potente quasi quanto lui e può soddisfare qualsiasi desiderio!

DON ANTONIO

Ehi, Giovannino! Ma con chi pensi di parlare, con un cretino? Che folletto e diavoletto! Mica quelli esistono? Piuttosto, dimmi chi c’è senza fare tante chiacchiere!

M. GIOVANNI

Ah, non ci credi? Allora,… Toh, guarda tu stesso! (Infilando di nascosto un grosso chiodo in un buco della cassapanca) Adesso, ti faccio vedere io!

MACELLAIO

(Urlando per il dolore) Ahi! Ahi! Proprio il culo mi hai centrato! Aaahhhiii! –

DON ANTONIO

(Esclamando sorpreso) Cavoli! (Inginocchiandosi e facendosi sveltamente il segno della croce) Vi è davvero un diavoletto, allora!
M. GIOVANNI

Hai visto? Adesso, ci credi?
DON ANTONIO

Sì! Sì! Eccome! Eh,… Ma dimmi una cosa: Ma davvero questo folletto può fare qualsiasi cosa tu voglia?

M. GIOVANNI

Oh! Ma ti sembra che io stia scherzando? Dimmi, quale desiderio hai giusto adesso? Proprio in questo momento? Per caso, visto che siamo a tavola, ti andrebbe un po’ di carne arrostita, magari di porco, già pronta e cucinata?

DON ANTONIO

Eh, magari! Mia moglie non ne fa mai, perché non vuole rosolarsi vicino al fuoco, insieme alla carne.

M. GIOVANNI

E allora, ogni volta che il folletto ti deve accontentare, dovrai prima assestargli una pedata di preavviso e, poi, dovrai pronunciare queste parole: – Gran Folletto del sottofondo, un piacere o ti sprofondo, due piatti di carne al più presto, adesso fammi uscire lesto!
E poi, lo centri con un altro calcione per ringraziarlo. (Tirando un calcione al sacco, le cose all’interno producono un rumore di ferraglia) Così, guarda!
DON ANTONIO

Beh! E il porco dov’è? Non vedo nulla!

M. GIOVANNI

(Assestando un altro calcione al sacco e infilando il chiodo nel buco della cassapanca) Oh! Hai sentito?

MACELLAIO

(Urlando per il dolore) Aaahhhiii! – È nel forno! Nel forno!

DON ANTONIO

Assunta! Guarda nel forno! Sbrigati! Vedi se c’è il porco!

DONNA ASSUNTA

(Cominciando a tremare come una canna per la paura e balbettando) Marito mio, possibile che tu creda a quel che dice questo qui? Può mai esistere un folletto? Quelle sono tutte chiacchiere per i creduloni di paese!

DON ANTONIO

Beh, da qui a belvedere c’è poco! Apri il forno e vedi se c’è il porco!

DONNA ASSUNTA

(Scuotendo la testa e manifestando un’assoluta meraviglia) – Caspita! Cose da pazzi! C’è davvero la carne di porco arrostita!
DON ANTONIO

Hai visto? Hai visto quanto è forte questo folletto? Portala qui! Portala qui, che ce la mangiamo!

(Donna Assunta porta in tavola la carne e la mesce nei piatti del marito e di M. Giovanni)

DON ANTONIO

Peccato che non ci sia un po’ di vino che ormai l’abbiamo finito. Non è vero, Assunta?

DONNA ASSUNTA

Sì! Non ce n’é più di vino!

M. GIOVANNI

E qual è il problema? Desideri un bottiglione di vino, per caso? Toh! Basta dirlo al mio folletto ed é subito fatto. (Infilando il chiodo nel buco della cassapanca M. Giovanni colpisce ancora il sacco) Gran Folletto del sottofondo, un piacere o ti sprofondo, un bottiglione di vino al più presto, adesso fammi uscire lesto!

MACELLAIO

(Urlando per il dolore) Aaahhhiii! Nella capasa! Guarda nella capasa! È là dentro.

DON ANTONIO

Sbrigati, Assunta! Apri la capasa e vedi se c’è il vino!

DONNA ASSUNTA

Ma cosa vuoi che ci sia là dentro? Ci sono friselle e basta! Non lo sai?

DON ANTONIO

Bah! Può anche essere, ma tu guarda lo stesso!

DONNA ASSUNTA

(Aprendo la capasa e affettando grande meraviglia) Caspita! Non è possibile! C’è davvero un bottiglione di vino!
DON ANTONIO

Hai visto? E tu che dicevi che al folletto credono gli ingenui! Portalo che ce lo beviamo. Portalo qui!
DON ANTONIO

Ah, quanto è buono! È tale e quale al mio! Questo folletto è davvero eccezionale.

M. GIOVANNI

Eh! E ancora non hai visto niente! Per esempio, vuoi qualcos’altro per secondo? O ti sei già saziato?

 

DON ANTONIO

Nooo! Che saziato! Con la fame che ho, mi mangerei pure questa cassapanca con tutto il suo contenuto.

(Un rumore improvviso sembra provenire dalla cassapanca)

M. GIOVANNI

Allora, visto che abbiamo mangiato carne di porco, che ne dici se ci facciamo portare del sanguinaccio?

DON ANTONIO

Sì, sì! Ci starebbe bene! Carne di porco con del sanguinaccio, ci starebbe proprio!

M. GIOVANNI

(Dandosi un tono e atteggiando la voce in modo adeguatamente autorevole) Gran Folletto del sottofondo, un piacere o ti sprofondo, del sanguinaccio al più presto, adesso fammi uscire lesto.

(Infilando il chiodo nel buco della cassapanca M. Giovanni colpisce di nuovo il sacco)

MACELLAIO

(Urlando per il dolore) Aaahhhiii! Sempre lì mi centri! Aaahhhiii! Nel paiolo sotto al caminetto! Lì lo trovi! Aaahhhiii!

DON ANTONIO

Sbrigati, Assunta! Guarda!

(Donna Assunta prende il paiolo dal camino e lo porta in tavola, senza più fingere alcuna meraviglia, poiché già ne conosce il contenuto).

DON ANTONIO

(Don Antonio le sposta le mani, spazientito, e apre lui stesso il paiolo di prepotenza per vedere cosa c’è dentro)
Il sanguinaccio! Lo sapevo che c’era! Che fenomeno! Che fenomeno! Servilo Assunta! Sbrigati! Che ce lo mangiamo ancora caldo!

M. GIOVANNI

Non ne vuoi Assunta? È un qualcosa di eccezionale!

DONNA ASSUNTA

(Guardando torva l’invadente l’ospite) No! Mangiatelo voi che io ho un po’ d’imbarazzo di stomaco!

DON ANTONIO

Non sai cosa ti perdi, cara mia. È veramente squisito!

 

M. GIOVANNI

(Sorridendo) Non vorresti, per caso, una torta a conclusione di questo banchetto?

DON ANTONIO

(Parlando con il boccone in bocca) Fosse vero! Magari come quelle che fa la mia Assunta, quando le gira per il verso giusto.
M. GIOVANNI

E qual è il problema? Adesso, do un altro calcione al sacco ed è subito fatto. Anzi, sai cosa potremmo fare? Tiraglielo tu! Così impari come si deve trattare il folletto.

DON ANTONIO

(Tutto contento, Don Antonio si alza, fa il giro del tavolo e assesta un calcione al sacco di Mastro Giovanni) Ehi, mezzo diavolo! Fai uscire una torta al più presto!

M. GIOVANNI

Non devi dire così! Devi ripetere queste precise parole.

(Infilando il chiodo nel buco della cassapanca M. Giovanni colpisce ancora il sacco)

Gran Folletto del sottofondo, un piacere o ti sprofondo, una torta al più presto, adesso fammi uscire lesto! Vuoi vedere che adesso esce?

MACELLAIO

(Urlando per il dolore) Aaahhhiii! Guarda nella credenza! È nella credenza! Ahi, Ahi !

(Con un fare nervoso, Donna Assunta porta in tavola pure la crostata profumata)

DON ANTONIO

Cose da pazzi! Cose da pazzi! Questo folletto è proprio straordinario! Però, dimmi una cosa Giovannino, ma questo tuo folletto può fare proprio tutto?

M. GIOVANNI

Sì, certamente! Quali altre prove vuoi?

DON ANTONIO

Per esempio, ti può riempire di soldi?

M. GIOVANNI

Sì, anche!
DON ANTONIO

Può fare in modo di farti riavere anche i soldi che hai dato in prestito?

M. GIOVANNI

Sì, anche quelli!
DON ANTONIO

Allora, me lo devi vendere! Dimmi quanto vuoi, ma me lo devi vendere! Ci sono due o tre canaglie al paese che mi hanno convinto a dare loro in prestito dei soldi, ma è passato un anno, ormai, e ancora me li devono restituire.

M. GIOVANNI

Eh, ma il mio folletto costa caro e cambia padrone solo se glielo dico io.

DON ANTONIO

Dimmi quanto vuoi e non ti preoccupare che, se va come penso, mi devo togliere delle belle soddisfazioni con il macellaio del paese, che non mi ha pagato neanche gli agnelli che gli ho venduto l’anno scorso.
M. GIOVANNI

Di questo si tratta? E che ci vuole? Vuoi che ti paghi il macellaio? E adesso, te li faccio dare io quei soldi.

DON ANTONIO

Dici davvero? Guarda: se il folletto riuscisse a farmi dare indietro i soldi dal macellaio, mi comprerei il folletto tuo, il sacco e tutto quello che c’è dentro. Ti darei una cassetta piena di soldi e pure quelli che mi deve dare il macellaio.

M. GIOVANNI

Ah, sì? Aspetta un poco, allora! (Colpendo il sacco con un calcione) Gran Folletto del sottofondo, un piacere o ti sprofondo, i soldi e il macellaio al più presto, adesso fammi uscire lesto!

MACELLAIO

(Senza neanche infilare il chiodo nella cassapanca si sente prontamente una voce) Eccomi! Cosa vuoi?

M. GIOVANNI

Chi sei?

MACELLAIO

Il macellaio!

DON ANTONIO

(Urlando per la sospresa) È la sua voce! È la sua voce!

M. GIOVANNI
Quanti soldi devi dare a Don Antonio?

MACELLAIO

200 Carlini!
DON ANTONIO

Bugiardo! 350 me ne devi dare! Non tieni in conto gli interessi?

M. GIOVANNI

(Infilando il chiodo nel buco della cassapanca) Devi dire la verità!!

MACELLAIO

Aaahhhiii! Sììì! È verooo! Trecento carlini e cinquanta tornesi, un tomolo di grano e uno staio di biada.

DON ANTONIO

Ah! Adesso, dici la verità! Quello era il patto. È tutto vero! Ma se adesso lo avessi davanti, lo concerei per bene!
M. GIOVANNI

E di questo si tratta? E’ un po’ più difficile, ma si può fare. Devo chiedere al folletto cosa ne pensa, però.

DONNA ASSUNTA

(Cominciando a tremare) Oh, povera me!

M. GIOVANNI

(Avvicindosi al sacco come per parlare segretamente al supposto diavoletto) Il folletto dice che per fare questa cosa dobbiamo spegnere la luce e che questa persona può apparire per non più di un minuto.

DON ANTONIO

Va bene! Il tempo di dargli una bastonata!

M. GIOVANNI

(Infilando il chiodo nel buco della cassapanca M. Giovanni colpisce ancora il sacco)Donna Assunta spegni la luce!

(La luce viene spenta)

 

 

 

 

 

 

 

 
SCENA TERZA
Mastro Giovanni, Assunta, Don Antonio, Macellaio

M. GIOVANNI

(Al buio) Gran Folletto del sottofondo, un piacere o ti sprofondo, il macellaio al più presto, adesso fammi uscire lesto!

(Subito, nell’oscurità della cucina, si sente il terrifiante rumore di una porta che si schiude lentamente) Scriiii! (Poi, nella stanza, si sente il rumore di passi veloci e il rumore del coperchio della cassapanca che si richiude con un tonfo sordo) Tumpfff!

DON ANTONIO

Eccolo! È proprio il macellaio!

M. GIOVANNI

Luce! Aprite le imposte!
(Tutti urlano, scattando in piedi)

DON ANTONIO

(Agguantando una figura che s’intravede nella penombra) Sì! È il macellaio! È lui! È lui! Fermo! (Assestando sonori ceffoni) Adesso che ti ho per le mani, mi dovrai dare tutti i soldi che mi devi!

(Si riaccende la luce)

MACELLAIO

(Con Don Antonio che lo prende per il collo, riparandosi la testa con entrambe le mani e piagnucolando) Sììì! Ti do quello che vuoi, ma lasciami stare!

M. GIOVANNI

(Rivolgendosi a Donna Assunta) Sbrigati! Chiudi le imposte! Il minuto è passato e alla luce sparisce.
MACELLAIO

Ahiiiii! Ahiiiii! Don Antonio, lasciami! Mi stai ammazzando!

M. GIOVANNI

(Le luci si spengono e M. Giovanni strappa il macellaio dalle mani del suo persecutore e gli sussurra accortamente) Non perdere tempo! Infilati nel sacco! (Poi, rivolgendosi a Don Antonio, sempre al buio, urla) Siediti sulla cassapanca, sbrigati! (Spingendo di lato Don Antonio e facendolo barcollare) Il folletto si è nascosto là dentro e potrebbe scappare! Sbrigati Don Antonio!

DON ANTONIO

(Sedendosi pesantemente con un balzo) Che meraviglie riesce a fare questo folletto! Che soddisfazione ho avuto a schiaffeggiare quel macellaio!

M. GIOVANNI

Luce! Donna Assunta accendi le luci! (Nascondendo il sacco dietro le sue spalle) Allora, che ne dici? Adesso, ci credi?

 

DON ANTONIO

Eccome se ci credo! Me lo devi vendere, non c’è niente da fare! Tieni, Giovannino! Prenditi questa cassetta piena di soldi e lasciami il folletto!

M. GIOVANNI

Beh, se proprio lo vuoi con tutto il cuore, questa cosa si può fare. Attento, però, che quello adesso è nella cassapanca e se non passeranno almeno due giorni per ambientarsi alla nuova casa, sarà inutile chiedergli altre cose, perché non parlerà. Poi, ricordati di assestargli sempre un calcione prima di pretendere qualsiasi cosa. E non dimenticare di pronunciare la filastrocca con una certa serietà; altrimenti, si farà una risata e ti prenderà in giro.

DON ANTONIO

Sì! Sì! Ho capito! Prenditi i soldi con tutta la cassetta e lasciamelo qui! Questo folletto fa proprio meraviglie.

M. GIOVANNI

Beh! Allora, restate in salute Don Antonio e grazie per i soldi.

DON ANTONIO

Ma dove vuoi andare con quel sacco così pesante? Ascoltami Giovannino: prenditi pure il mio biroccio e la Rosetta, che un’asina migliore non è ancora nata, mettici tutto sopra e vai in pace.

M. GIOVANNI

Va bene! Va bene! Grazie Don Antonio! Sarai servito.

(Si chiude il sipario. Si sente nuovamente il ragliare dell’asino e il rumore di un birroccio che si avvia lungo una strada sterrata e piena di ciottoli)

(VCF) ASINA

(A sipario chiuso) Hi-hooo! Hi-hooo! Hi-hooo! Hi-hooo!

(VCF) M. GIOVANNI

Hiiiii! Oh, Rosetta! Hooo! Ferma! Fermati!

(L’asina si ferma con gran stridore di ruote frenate)

(VCF) ASINA

Hi-hooo! Hi-hooo! Hi-hooo! Hi-hooo!

 

 

 

 
SCENA QUARTA

Mastro Giovanni, Macellaio

(Si apre il sipario. M. Giovanni è in piedi davanti al sacco, con dentro il macellaio)

M. GIOVANNI

(Rivolgendosi al macellaio) Ehi, tu là dentro! Esci dal sacco!

(VCF) MACELLAIO

E come esco se l’hai legato?

M. GIOVANNI

(Sciogliendo i lacci e aprendo il sacco) Ecco! Adesso puoi uscire!

MACELLAIO

(Cercando di abbracciare il suo salvatore) Ah! Mi hai salvato! Grazie! Grazie! Fatti abbracciare!

M. GIOVANNI

(Ritraendosi) Fermo lì! Persa la carne, non è rimasto che il porco! Scegli: vuoi che io riferisca al fattore ciò che stavi facendo con sua moglie o vuoi darmi tutti i soldi che hai ed essere lasciato in pace?
MACELLAIO

(Con sorpresa, tremando, e con un filu di voce) Ti do i soldi! Ti do i soldi!

M. GIOVANNI

Allora, sbrigati, che io ho poca pazienza! Poiché chi vive di speranza e non cucina, resta digiuno anche la sera.

(Si chiude il sipario)

SCENA QUINTA

(Dal sipario fuoriesce Mastro Giovanni, vestito bene e come un signorino)

M. GIOVANNI

Folletto, Spiritello o Diavoletto
chi ci crede dovrebbe avere in mente
che si nasconde di notte, sotto il letto,
ma nessuno lo vede né lo sente.

Sperando di sorprenderlo sul fatto
chi lo attende ritiene d’esser esperto,
con il diavolo dispettoso è pronto al patto,
ma per chiuderlo il sacco tiene aperto.

Il diavoletto lo può gestire solo
chi ci crede e lo vede veramente,
che sparisce, si nasconde, prende il volo
e si mostra tra la gente raramente.

Il folletto, ce lo narra la leggenda,
la criniera ai cavalli a treccia annoda;
spiritello fastidioso, non pretenda
di legare alle zampe pur la coda.

Peloso alquanto e spiritoso,
alle donne ispira la fiducia,
sul petto si posa malizioso
di passione amorevole le brucia.

Chi di nascosto frega il suo cappello
grande gloria e ricchezza forte acquista;
lui resta quieto e mansueto come agnello
finché il berretto di nuovo riconquista.

Ma adesso, che son ricco più di Creso,
a questa storia è meglio non dar peso,
perché se la volpe incontra un innocente
un tranello gli prepara come niente.

Se l’uomo è sciocco e a tutti presto crede,
spesso in giro viene preso dalla gente,
se dei tranelli seminati non si avvede
e le lezioni di storia non ha in mente.

A quel che vedi credi sempre poco,
e a ciò che senti non creder per nulla,
perciò vi dico con il cuore in mano
state attenti a chi di voi si burla.

 

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